A giorni inizierà, salvo imprevisti, lo svuotamento dei serbatoi della Costa Concordia; l’indennizzo dei passeggeri disposti a transare è stato fissato; la ricerca dei dispersi ormai non fa più notizia – l’esito è scontato, solo il miracolo di qualcuno ancora vivo balzerebbe in prima pagina – e quindi la vicenda si avvia verso il dimenticatoio. Siamo stati seppelliti da una valanga di parole e di emozioni, quelle per la sorte dei dispersi ben motivate ovviamente, che forse non ci hanno chiarito molto le idee. Tante emozioni e parole, spesso pochi fatti realmente significativi. Certamente in Italia continua a “vendere” più il piagnisteo che non il reportage concreto e circostanziato.
Facile lamentarsi sui soccorsi, sull’informazione ai passeggeri, sui ritardi nelle decisioni; ma qualcuno si è preso la briga di far parlare, invece dei passeggeri coinvolti che non possono non risentire delle emozioni provate, chi fa il mestiere di Comandante? Forse avremmo scoperto che per capire cosa è successo realmente dopo un urto ad un sistema complesso come una nave di quelle dimensioni, per valutare l’evoluzione del fenomeno di affondamento, per dare tempo alle squadre di emergenza di posizionarsi e predisporre il necessario per l’abbandono nave ci vogliono alcune decine di minuti. Dare un ordine di abbandono nave alla cieca, con tutto il panico che si verrebbe a creare, sarebbe proprio da irresponsabili. In effetti bisogna dire che l’operazione di salvataggio ha avuto in larghissima misura – con l’eccezione purtroppo per pochi sfortunati – successo.
Non poco in questo credo abbia influito la manovra eseguita dalla nave che, con la fiancata sinistra squarciata, si è arenata sul fondale poco profondo vicino a riva sul lato destro con la falla completamente fuori dal pelo dell’acqua. Sicuramente a scafo fermo e senza imbarcare acqua le operazioni di salvataggio hanno potuto essere svolte con minor precipitazione che non con un’imbarcazione che rischia di colare a picco da un momento all’altro in mare aperto. Una situazione certo anche legata alla fortuna, ma senz’altro anche costruita da chi sull’imbarcazione ha saputo conservare lucidità e determinazione. Pare che su questo punto ci siano ancora aspetti di capire. Sarà interessante alla fine delle indagini scoprire chi ha realmente saputo governare la situazione nei limiti del possibile.
Il Comandante Schettino ha senz’altro la maggior responsabilità in quanto è accaduto – e non è certo il caso di difendere il suo comportamento durante le operazioni di salvataggio e prima – ma il fatto coinvolge anche altri. Si, lui è stato visto con un bella ragazza sul ponte della Concordia e su questo si è molto detto – i pruriti fanno “vendere” sempre, alzano gli ascolti, aiutano a trovare capri espiatori – ma in fin dei conti in tutto quanto è successo la ragazza c’entra poco o niente.
L’ufficiale della Capitaneria, che con tanta energia ha ripreso Schettino, usa insieme ai suoi colleghi la stessa energia per impedire che le imbarcazioni da crociera vadano a sfiorare gli scogli del Giglio? In altri termini la pratica vietata e che si è rivelata pericolosissima “dell’inchino” perché è stata fin qui tollerata? Come sempre in Italia, e di questo dovremmo vergognarci non dei naufragi che succedono dappertutto, si stabiliscono regole e poi si lascia che vengano impunemente violate: quando le nostre autorità acquisiranno la A maiuscola fissando norme che poi fanno rispettare? Non conveniva fissare per tempo una distanza minima realistica per costeggiare il Giglio che contemperasse le varie esigenze – anche quelle della pubblicità delle compagnie e per l’isola -, ma garantisse in primo luogo la sicurezza e poi farla rispettare tassativamente? È semplice rifarsi la verginità con due urli quando il latte è versato.
Anche la Costa Crociere non si può chiamare fuori: conosceva la pratica dei comandati e sceglie i comandanti; o Schettino è stato assunto per le sue capacità – e allora è strano che si comporti in maniera irresponsabile solo perché è con una bella ragazza –, o è un “raccomandato” e allora la responsabilità massima è della Compagnia che non sceglie eticamente le figure di vertice cui affidare le maggiori responsabilità.
Da alcuni Paesi esteri hanno espresso giudizi negativi su noi tutti dandoci dello schettino; credo che si tratti di semplice invidia mal repressa per quello che sappiamo fare, nonostante i nostri storici difetti: ma certo sulla serietà dei reportage, sull’efficacia dell’informazione giornalistica e sulla profondità d’analisi dei fatti qualche lezione ce la possono davvero dare.