Mestiamo fin che si può

La dottoressa Sciarelli, dopo lo squallido episodio del ritrovamento in diretta del corpo di Sara Scazzi, continua a distinguersi nella ricerca del sensazionalismo ad ogni costo. Mercoledì 25 gennaio largo spazio ha avuto la questione di Emanuela Orlandi con l’ovvio collegamento alla sepoltura di De Pedis e alle ipotizzate responsabilità del Vaticano, che in qualche modo ci va fatto entrare. Non ho informazioni sufficienti per esprimere un parere su una vicenda intricata, che ha senz’altro risvolti internazionali difficili da indagare, e già studiata da persone competenti. Basti citare il recenti volume di Imposimato e Provvisionato, anche solo per dire che non si capisce quanto è accaduto con schemi semplici e con agitazioni di piazza. Vorrei però rilevare la presunzione della conduttrice nel chiedere ripetutamente che dal Vaticano qualcuno chiamasse per motivare la presenza del presunto agente della Gendarmeria alla manifestazione di Sant’Apollinare. Non a caso, mi pare si possa dire, due telefonate consecutive hanno “senza dubbio” identificato il “gendarme” in borghese. Può darsi che il signore fotografato sia effettivamente un membro della Gendarmeria, ma tra persone serie quando si fa una affermazione si citano i riferimenti. Non bastano due telefonate anonime – quanto in buona fede? – per dimostrare, come dovrebbero fare dei buoni giornalisti, un fatto. Chi chiamava doveva perlomeno qualificarsi e dare prove di quanto stava affermando. Se no la verità dipende dal numero di quelli che telefonano. M al di là di questo, la dottoressa Sciarelli pensa davvero che in Vaticano alle 22:30 qualcuno stia a vedere “Chi l’ha visto”? Mi si passi il facile gioco di parole.

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Italiani, brava gente. Con orgoglio.

Gli accordi intercorsi alcuni giorni fa tra i leader europei fanno ben sperare per il futuro dell’economica e soprattutto che il Vecchio Continente impari a camminare verso quelle unione sostanziale di intenti che è postulata dalla moneta unica. Sembra si stia finalmente imboccando la strada giusta, grazie anche alla presenza di due italiani, il presidente Monti e il Governatore Draghi, che pare riescano a farsi capire anche da interlocutori ostici come Merkel e Sarkozy. Certo le situazioni si evolvono e spingono a passi che solo qualche giorno prima sembravano irrealizzabili e quindi quanto sta succedendo è anche nella forza delle necessità presenti; ma perché non pensare che quando anche l’Italia sta al tavolo da pari a pari con gli altri le cose vanno meglio? Schuman, Adenauer e De Gasperi hanno gettato le basi di un processo che sarebbe antistorico voler fermare; solo la miopia di chi pensa al proprio cortile può illudere di rimanere forti chiudendosi in se stessi. Certo ci sono figure che in Europa ci vanno malvolentieri: se non riescono che a provocare risolini, si devono sentire fuori posto. Grazie alla determinazione del presidente Napolitano – che qualcuno continua a chiamare “colpo di stato”: come dire dalla miopia alla cecità assoluta! – abbiamo riacquistato fuori dalla frontiere una credibilità che aiuta tutta l’Europa. Finalmente possiamo dire con tranquillità, e anche con un po’ di orgoglio, che siamo italiani.

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Schettino a chi?

A giorni inizierà, salvo imprevisti, lo svuotamento dei serbatoi della Costa Concordia; l’indennizzo dei passeggeri disposti a transare è stato fissato; la ricerca dei dispersi ormai non fa più notizia – l’esito è scontato, solo il miracolo di qualcuno ancora vivo balzerebbe in prima pagina – e quindi la vicenda si avvia verso il dimenticatoio. Siamo stati seppelliti da una valanga di parole e di emozioni, quelle per la sorte dei dispersi ben motivate ovviamente, che forse non ci hanno chiarito molto le idee. Tante emozioni e parole, spesso pochi fatti realmente significativi. Certamente in Italia continua a “vendere” più il piagnisteo che non il reportage concreto e circostanziato.

Facile lamentarsi sui soccorsi, sull’informazione ai passeggeri, sui ritardi nelle decisioni; ma qualcuno si è preso la briga di far parlare, invece dei passeggeri coinvolti che non possono non risentire delle emozioni provate, chi fa il mestiere di Comandante? Forse avremmo scoperto che per capire cosa è successo realmente dopo un urto ad un sistema complesso come una nave di quelle dimensioni, per valutare l’evoluzione del fenomeno di affondamento, per dare tempo alle squadre di emergenza di posizionarsi e predisporre il necessario per l’abbandono nave ci vogliono alcune decine di minuti. Dare un ordine di abbandono nave alla cieca, con tutto il panico che si verrebbe a creare, sarebbe proprio da irresponsabili. In effetti bisogna dire che l’operazione di salvataggio ha avuto in larghissima misura – con l’eccezione purtroppo per pochi sfortunati – successo.

Non poco in questo credo abbia influito la manovra eseguita dalla nave che, con la fiancata sinistra squarciata, si è arenata sul fondale poco profondo vicino a riva sul lato destro con la falla completamente fuori dal pelo dell’acqua. Sicuramente a scafo fermo e senza imbarcare acqua le operazioni di salvataggio hanno potuto essere svolte con minor precipitazione che non con un’imbarcazione che rischia di colare a picco da un momento all’altro in mare aperto. Una situazione certo anche legata alla fortuna, ma senz’altro anche costruita da chi sull’imbarcazione ha saputo conservare lucidità e determinazione. Pare che su questo punto ci siano ancora aspetti di capire. Sarà interessante alla fine delle indagini scoprire chi ha realmente saputo governare la situazione nei limiti del possibile.

Il Comandante Schettino ha senz’altro la maggior responsabilità in quanto è accaduto – e non è certo il caso di difendere il suo comportamento durante le operazioni di salvataggio e prima – ma il fatto coinvolge anche altri. Si, lui è stato visto con un bella ragazza sul ponte della Concordia e su questo si è molto detto – i pruriti fanno “vendere” sempre, alzano gli ascolti, aiutano a trovare capri espiatori – ma in fin dei conti in tutto quanto è successo la ragazza c’entra poco o niente.

L’ufficiale della Capitaneria, che con tanta energia ha ripreso Schettino, usa insieme ai suoi colleghi la stessa energia per impedire che le imbarcazioni da crociera vadano a sfiorare gli scogli del Giglio? In altri termini la pratica vietata e che si è rivelata pericolosissima “dell’inchino” perché è stata fin qui tollerata? Come sempre in Italia, e di questo dovremmo vergognarci non dei naufragi che succedono dappertutto, si stabiliscono regole e poi si lascia che vengano impunemente violate: quando le nostre autorità acquisiranno la A maiuscola fissando norme che poi fanno rispettare? Non conveniva fissare per tempo una distanza minima realistica per costeggiare il Giglio che contemperasse le varie esigenze – anche quelle della pubblicità delle compagnie e per l’isola -, ma garantisse in primo luogo la sicurezza  e poi farla rispettare tassativamente? È semplice rifarsi la verginità con due urli quando il latte è versato.

Anche la Costa Crociere non si può chiamare fuori: conosceva la pratica dei comandati e sceglie i comandanti; o Schettino è stato assunto per le sue capacità – e allora è strano che si comporti in maniera irresponsabile solo perché è con una bella ragazza –, o è un “raccomandato” e allora la responsabilità massima è della Compagnia che non sceglie eticamente le figure di vertice cui affidare le maggiori responsabilità.

Da alcuni Paesi esteri hanno espresso giudizi negativi su noi tutti dandoci dello schettino; credo che si tratti di semplice invidia mal repressa per quello che sappiamo fare, nonostante i nostri storici difetti: ma certo sulla serietà dei reportage, sull’efficacia dell’informazione giornalistica e sulla profondità d’analisi dei fatti qualche lezione ce la possono davvero dare.

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Buon Natale!

Ho scelto per il mio biglietto di auguri l’immagine che vedete: è il particolare di una stupenda “Adorazione dei pastori” di Gherardo Delle Notti, uno di quelli che noi classifichiamo “minori” e che servirebbero per un museo intero in altre parti del mondo. Guardando l’espressione dello splendido viso della Vergine ho unito questo commento: “Lo sguardo rapito della Madre di fronte alla Vita che scende su questa Terra ci ricorda la necessità di accogliere e difendere il miracolo di ogni nascita, sempre unica e irripetibile”. Effettivamente ogni nascita, ogni CONCEPIMENTO, ha in sé qualcosa di soprannaturale che la scienza non ci esaurirà mai. Solo gli scienziati ignoranti possono pensare di avere capito tutto: dal libro di Peter Seewald con il Papa apprendo che Werner Heisenberg, premio Nobel per la Fisica e scopritore del Principio di indeterminazione, ha detto infatti: “Il primo sorso dal bicchiere delle scienze naturali ci rende atei; ma in fondo al bicchiere ci attende Dio”. Così è anche per il mistero della vita: secondo l’eugenetica in voga, che mi pare – pur comprendendo i drammi che a volte si celano dietro un aborto – sia spesso l’egoismo con cui si difende dal “nuovo” chi vuole gratificare solo se stesso tenendosi stretto alle sue comodità, Stephen Hawking non sarebbe dovuto nascere; chi lo avrebbe sostituito come astrofisico, anche se da una vita è sulla sedia a rotelle?

Mi vengono in mente a questo punto le stupidaggini dette sui divertimenti sessuali dei giovani di oggi da Fiorello nel suo spettacolino del 5 dicembre scorso su Rai Uno: tutto il problema dei giovani è di poter usare il preservativo per avere liberamente e in sicurezza – dice lui – rapporti sessuali. Il “Salvavita pischelli”, lo ha chiamato; se fossi nei responsabili della Ditta Beghelli lo citerei per danni per  la pessima immagine che deriva alla loro pubblicità da questa interferenza indebita.

Come ha detto poco dopo il Maestro Benigni, i giovani più che di cattivi maestri, come Fiorello nella fattispecie appunto, hanno bisogno di onestà – di buoni ideali, meglio se presi da buoni esempi in famiglia, dico io – non di sostituitivi di affettività profonde, la cui carenza provoca tanti disastri. Sono esempi sempre più rari anche nelle famiglie, che tanto facilmente si sfasciano proprio per l’egoismo degli sposi, troppo presi dai loro orgasmi.

Vi invito a questo propoito a dedicare 5 minuti al collegamento “Coppia trasgressiva …” che trovate qui di fianco.

Però Maestro Benigni: doveva proprio scendere all’inno del corpo sciolto? Non si faccia influenzare da Fiorello, tenga alto il suo profilo. Un Benigni che mi fa l’inno del corpo sciolto mi fa pensare che finito – speriamo – Berlusconi, sia a corto di argomenti. Non ci caschi più.

Ad ogni modo: Buon Natale anche a loro.

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La cosa più saggia che possono fare gli europei?

Semplice: oscurare le agenzie di rating, o “qualificazione” che dir si voglia, degli Stati Uniti, oltreché decidere una volta per tutte di essere più solidali tra loro. Ecco di oggi l’ennesimo allarme di Moody’s: ma per chi lavorano? C’è da augurarsi che i “default (o fallimenti) multipli” tocchino a loro sulla scia di Lehman Brothers, che dopo aver profetizzato “default” a catena, fallì il giorno dopo. Cui prodest tutto questo allarmismo, proprio quando si cominciano a profilare accordi significativi tra i Paesi guida dell’Europa? Quando smetteremo di comportarci da colonia degli Stati Uniti? Ci hanno liberati dal nazismo, che peraltro come il comunismo prima o poi sarebbe imploso per debolezza propria, ma per quanti secoli dovrà durare questo debito? Dovremmo essere ancora debitori, e lo siamo in realtà, delle civiltà cinese, egiziana, greca, romana per non citare che le principali. Mettiamole almeno sullo stesso piatto, senza dimenticare le radici giudaico – cristiane dell’Occidente, cui pure dobbiamo la civiltà guida dell’Era moderna.

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Popolo di artisti, eroi, navigatori ma anche furbi qualunquisti.

 “Il premier Mario Monti, nella sua prima tappa a Bruxelles, incassa la fiducia dell’Ue, dando il via al rilancio dell’Italia”: così su organi di informazione. Non gli sono stati riservati sorrisini di sottecchi o estromissioni dagli incontri più significativi, cosa che ultimamente succedeva nei confronti dei nostri rappresentanti.

Quindi un’Italia di nuovo in Europa a pieno titolo, alla faccia del particolarismo padano (ma non c’era solo la Val Padana una volta lungo il Po?) o di chi ha pensato di mollare l’euro, magari per prendere il dollaro o tornare alle lire. Chi le terrebbe a galla oggi le lire?

Certo un’Italia povera e indebitata, ma non si può chiedere a chi è in sella da pochi giorni di avere già risolto i guasti degli ultimi tre anni di bagordi, che alcuni di noi hanno pensato ancora possibili votando per ipotetici aumenti delle pensioni (come mai poi abbiamo alzato in 3 mesi di 5 anni l’età pensionabile?) e per l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, ottimi paraventi per curare poi affari privati o di famiglia, grazie a quella legge sul conflitto d’interessi che anche la Sinistra quando poteva non ha voluto nella forma internazionalmente accettata.

 Infatti c’è già il solito ritorno di italico qualunquismo con gli scontati: “Ma anche questi che hanno fatto?”, “Sono tutti uguali”, “Aridatece er puzzone” e via di questo passo. Non me la prendo troppo se questo viene dai frequentatori dei vari “Bar sport” (niente contro i bar sport, sia chiaro) sparsi nel nostro Paese, dove si parla solo di calcio, ma quando si associano persone con una buona cultura e conoscitori dei fatti politici e amministrativi c’è da preoccuparsi. Avere l’autorità da Presidente del Consiglio dei Ministri non conferisce superpoteri e nel pacchetto di nomina non c’è una bacchetta magica: ma era proprio necessario aspettare tutto questo tempo per mettere mano alla situazione? Che ne pensano i cosiddetti Responsabili, quelli parlamentari, che grazie ai loro cambi di gabbana hanno prolungato l’agonia di un governo che non era più tale oltre il limite sopportabile?

 Dopo meno di una settima di Governo Monti c’è già chi dice che è tempo di voltare pagina, staccando spine o invocando le urne. Ma chi li deve fare, oltre ai politici, i sacrifici per pareggiare il bilancio? Quando impareremo ad essere europei come i nostri vicini di casa, padani esclusi, per non smentire un Presidente del Consiglio che in Europa ci sa vivere e vi è accettato?

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Da dove passa l’acqua?

Prendo spunto dai fatti di Genova per una constatazione: qualcuno ha accennato in quella circostanza al fatto che la manutenzione dei corsi d’acqua lascia a desiderare, oltre all’abusivismo edilizio di cui si è già detto, e questo contribuisce alle esondazioni. Inserisco tre foto di un torrente che recapita nel Trasimeno a riprova di questa affermazione: come è pensabile che l’acqua piovana, in caso di precipitazioni appena medie, non dico forti, possa defluire senza problemi con una situazione simile?

Il fatto è che per un malinteso senso dell’ambiente a volte si impedisce a chi di dovere di procedere alle normali manutenzioni delle sponde, per rispettare i vegetali, per difendere la fauna bentonica, e così via.

Ma noi essere umani abbiamo qualche diritto a difendere anche il nostro ambiente di vita? Senza considerare che le esondazioni poi distruggono anche i vegetali, la fauna bentonica e gli altri essere viventi.

Non voglio fare il tifo né per l’ipotesi creazionista né per quella evoluzionista, ma è certo che tra le specie viventi ci siano anche gli esseri umani, che poi sono i soli pare ad avere coscienza di sé. Hanno almeno gli stessi diritti degli altri a curare il loro habitat?

 Ma poi se scompare l’Uomo, che è l’unico ad avere coscienza di sé, tutto il resto a chi serve se nessuna delle altre specie è in grado di apprezzare quanto la circonda?

 

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Aria nuova e aria rifritta.

«Sacrifici sì ma no lacrime e sangue» ha precisato appena un paio di giorni fa il Presidente Monti, ma sicuramente qualcuno pensa ancora: “Io speriamo che me la cavo”, date le abitudini diffuse nel nostro Paese. Mi auguro di no, che stavolta i sacrifici inevitabili siano per tutti e ripartiti secondo le capacità. Del resto il forte e convincente discorso da statista al Senato di oggi ha messo ben in evidenza questo ed altri aspetti che tutti gli Italiani di buona volontà sapevano e si aspettavano di sentire da tempo. Uno fra tutti: per età pensionabile non siamo assolutamente fuori dalla media dei Paesi guida dell’Europa, si pone piuttosto un problema di equità e di riduzione dei privilegi. Del resto il Presidente ha annunciato che inizierà il contenimento delle spese della politica a cominciare da Palazzo Chigi, come dire che intende fare sul serio con l’arma più credibile: il buon esempio.

Patetiche con queste premesse sia le parole buttate qua e là dal cav. Berlusconi sui limiti di un “governo tecnico”, sul “giudicheremo nel merito dei provvedimenti” (ma quanti voti di fiducia ha chiesto lui proprio per evitare un serio confronto sui contenuti?), sulla “necessità di tornare alla democrazia del voto” (magari meglio se voti dati con preferenze che garantiscano un difficile acquisto) e sullo “stavamo per farlo anche noi” (lo avremo capito bene speriamo stavolta?), ma soprattutto la “sparata” di orgoglio con cui il sen. Gasparri ha annunciato il voto di fiducia, mandata in dettaglio dalle televisioni. A vedere l’indignazione con cui si esprimeva, un marziano poteva pensare ad un autentico padre della Patria  costretto a bere la cicuta. Ma chi ha governato per circa 15 degli ultimi venti anni? Cosa ha fatto il sen. Gasparri, e la parte politica che lui ha sostenuto, per intraprendere la strada tracciata oggi dal Presidente Monti e che chiunque ha un po’ di buon senso intende subito come un percorso duro, ma praticabile e necessario?

Di prospettive per i giovani e di ruolo delle donne, con proposte fiscali concrete, quando se ne era parlato prima di oggi? Che diritto ha “questa politica” di sentirsi offesa per essere stata messa da parte da chi il Paese lo conosce ed è disposto a lavorare per esso?

Mi auguro che sia l’ultimo “Quà quà” del brutto anatroccolo che ha trasformato l’agone politico, pur con i suoi limiti, in un cortile dove si può solo starnazzare.

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Privilegi e catastrofi annunciate.

I fatti della Liguria e della Lunigiana toscana hanno avuto il ruolo di far indignare, a ragione osservando i disagi degli abitanti e purtroppo le morti che ne sono state il triste corollario, molti di noi. I politici che non si sono potuti sottrarre all’obbligo di comparire di fronte all’opinione pubblica hanno in generale risposto  con enunciati di circostanza e poco documentati.

Periodicamente torna alla ribalta anche il tema dei privilegi della classe politica e dei suoi diretti collaboratori, ma aggiungerei anche i trattamenti a volte principeschi di alcune categorie di funzionari pubblici, nettamente sovradimensionati rispetto all’effettivo ruolo ed al grado di reale responsabilità – o di rischio di cui rispondere in termini personali – che sono chiamati ad esercitare. Basti pensare all’alto dirigente della Regione Umbria che pochi mesi fa per osservare, non si sa bene poi con quali ritorni in termini di azioni efficaci messe in atto, gli efffetti del crollo della parete dello scolmatore di una diga ha  scomodato un elicottero per compiere una distanza di circa 50  chilometri, cioè una percorrenza di 35 minuti rispettando i limiti. Raggiungere l’eliporto, compiere le manovre di protocollo e rientrare in sede hanno impegnato sicuramente più tempo.

Immaginiamo tutti che tale situazione, in maniera più equilibrata di quanto non sia poi diventato, si sia creata in tempi passati (ma era proprio così scandalosa quella cosiddetta Prima Repubblica retta da persone con i loro difetti, ma sicuramente con molto più senso dello Stato che non i politici attuali di ogni livello), quando con altre situazioni logisitiche e ridotte indennità di carica era necessario mettere a disposizione di chi si sobbarcava un onere pubblico – si pensi al periodo della ricostruzione post bellica – risorse e servizi per consentire un efficace e tempestivo disbrigo delle incombenze d’ufficio.

Certo alcuni dei servizi di cui godono i nostri politici, peraltro benissimo remunerati se si pensa alle indennità dei colleghi di altri stati europei e quindi in grado di pagarsi alcune delle spese che sono chiamati ad affrontare, si potrebbero giustificare anche oggi, ma se si osservasse una dedizione piena ed effettiva ai compiti di istituto più che alla cura del collegio elettorale. Se il tempo remunerato e i servizi e privilegi di cui godono gli amministratori fossero impiegati al meglio per la soluzione delle questioni importanti dei territori loro affidati, costituirebbero un onere che tutti saremmo ben lieti di sostenere. Ma allora il dissesto idrogeologico dovrebbe piano piano assestarsi, i rifiuti sarebbero impiegati in maniera utile per la comunità, il fisco rimborserebbe i crediti con la stessa rapidità con cui notifica i debiti, i tempi della Giustizia diverrebbero compatibili con la durata della vita umana e chi vuole può a piacimento aumentare l’elenco con i mali quotidiani di cui tutti soffriamo.

Peccato, perché poi questo è un gran bel Paese dove vale la pena di vivere.

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Genova vale una provincia?

Prima o poi vedremo il titolo “Cronaca di una soluzione trovata” invece del “disastro annunciato”? Il Bisagno, non da solo, ha di nuvo massacrato quella splendida città che è Genova, che solo poche settimane fa ho avuto l’occasione di tornare ad apprezzare. Un centro splendidamente confezionato, un vero biglietto da visita per il nostro Paese. Poi la nuova catastrofe, che farà fare sorrisini “internazionali” sull’Italia, come i rifiuti di Napoli, i crolli di Pompei e così via. Eppure ci dicono gli esperti di idraulica (si riascolti Unomattina del 5 novembre -http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=1&day=2011-11-05 - o si veda Il Corriere dello stesso giorno – http://www.corriere.it/cronache/11_novembre_04/prof-rosso-idraulica-politecnico_6162b802-0706-11e1-b2db-bf661a45e1f2.shtml) che con una cifra di circa 200 M€ è realizzabile lo scolmatore del Bisagno, il quale risolverebbe alla radice il problema creato dal tombamento del 1928, evidentemente sottodimensionato. Si dice sempre che in quell’epoca i treni erano in orario e i ponti erano fatti bene: evidentemente i tombamenti no, almeno quelli che riguardavano il Bisagno; quelli degli oppositori riuscivano alla perfezione. Parliamo di cifre corrispondenti ad investimenti fatti altrove a volte con scarsa utilità o che creano perdite (si veda qualche opera pubblica di Perugia ad esempio …) e che qui invece sarebbero stati risolutori. Quanto costa la Provincia di Genova o di una città anche più piccola, le cui competenze sarebbero accorpabili negli uffici in genere assolutamente sovradimensionati dei corrispondenti Comuni o Regione? Le opere utili non assorbirebbero per la loro realizzazione un pari numero di operatori rispetto agli uffici di enti poco utili soppressi? Certo dovrebbero faticare di più (lavorare c’è da augurarsi che lavorino comunque), ma di sicuro il clima sociale, la fiducia, il senso del bene pubblico, e forse anche le prospettive dei giovani, ne guadagnerebbero molto.

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